L’introduzione sempre più diffusa di sistemi di automazione e intelligenza artificiale nel settore dei call center e del CRM/BPO rischia di trasformarsi in una crisi occupazionale senza precedenti se non sarà accompagnata da regole chiare e da un confronto con le parti sociali. È l’allarme lanciato dalla UGL Telecomunicazioni, che ha proclamato uno sciopero nazionale dal 13 al 27 luglio.
Secondo il sindacato, chatbot, assistenti virtuali e piattaforme automatizzate stanno sostituendo attività finora svolte dai lavoratori senza un preventivo confronto sindacale, senza piani di riqualificazione professionale e senza adeguate garanzie occupazionali. La UGL denuncia inoltre il mancato rispetto della legge 11/2016 e dell’articolo 53-bis del CCNL Telecomunicazioni, oltre alla crescente delocalizzazione verso Paesi extra-Ue e alla diffusione di contratti ritenuti non rappresentativi.
“L’innovazione è inevitabile, ma non può diventare un alibi per ridurre gli organici e impoverire un intero settore. Il Governo non può continuare a ignorare ciò che sta accadendo: servono regole, responsabilità e una visione chiara. Il silenzio istituzionale è ormai insostenibile”, afferma Aldo Li Vecchi, coordinatore regionale UGL Telecomunicazioni Sicilia.
Tra le richieste avanzate figurano l’istituzione di un tavolo permanente tra Governo, imprese e organizzazioni sindacali, l’obbligo di confronto preventivo prima dell’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale con impatto sull’occupazione, il rispetto delle tutele previste dalla normativa vigente e investimenti per garantire stabilità occupazionale e percorsi di formazione e riconversione professionale.
Lo sciopero, proclamato con la comunicazione ufficiale Prot. 57/26 del 26 giugno 2026, prevede dal 13 al 27 luglio due ore di astensione a fine turno per i lavoratori full time, un’ora per i part time, oltre al blocco delle prestazioni straordinarie e aggiuntive.
“In Sicilia il settore CRM/BPO rappresenta una delle principali realtà occupazionali. L’introduzione incontrollata dell’intelligenza artificiale, la mancata applicazione delle norme di tutela e la crescente delocalizzazione stanno compromettendo un equilibrio già fragile. Difendere il lavoro significa difendere il futuro di migliaia di famiglie”, conclude Li Vecchi.