Sit-in e assemblee sabato 3 ottobre, dalle 10 alle 12, negli aeroporti di Palermo, Trapani, Catania e Comiso. È la mobilitazione proclamata da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Ta Sicilia per denunciare, spiegano i sindacati, condizioni di lavoro “non più sostenibili” e chiedere risposte alle istituzioni regionali sul piano di emergenza e sul fondo per il comparto aeroportuale.

La protesta arriva dopo l’emergenza che la scorsa estate ha interessato lo scalo di Catania. In quell’occasione le organizzazioni sindacali avevano chiesto l’istituzione di un fondo preventivo e strutturale, con risorse rapidamente attivabili in caso di chiusura o forte limitazione dell’operatività di uno degli aeroporti siciliani, e la definizione di un piano di emergenza per collegare rapidamente i quattro scali e garantire il sostegno ai lavoratori.

“Quell’impegno è rimasto in sospeso”, denunciano Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Ta, secondo cui a pagare il prezzo della situazione sono le lavoratrici e i lavoratori, “lasciati senza sostegno e con ritmi lavorativi massacranti”, con possibili ricadute anche sulle condizioni di sicurezza.

I segretari generali Alessandro Grasso (Filt-Cgil), Dionisio Giordano (Fit-Cisl), Katia Di Cristina (Uiltrasporti Sicilia) e Domenico De Cosimo (Ugl Ta) hanno chiesto una nuova convocazione per dare seguito a quanto discusso nella riunione del 14 agosto, in particolare sulla definizione del piano di emergenza e del fondo a sostegno dei lavoratori del trasporto aereo.

I sindacati chiedono quindi l’istituzione del fondo, la definizione del piano di emergenza e l’apertura, “senza ulteriori rinvii”, di un confronto tra istituzioni e soggetti competenti del settore.

“Questa situazione sta danneggiando l’immagine e l’economia della nostra regione”, sostengono le organizzazioni sindacali, secondo cui trovare soluzioni per evitare ricadute sul turismo dovrebbe essere “una priorità assoluta” per l’assessorato competente e per il presidente della Regione.

“Gli aeroporti sono le porte della Sicilia: chi le tiene aperte ogni giorno non può continuare a essere lasciato fuori dalla porta delle istituzioni”, concludono.

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